INTELLIGENZA COLLETTIVA:verso una nuova forma di oscurantismo nella società digitale?

8 Luglio 2012

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In una sua affermazione il sociologo spagnolo Manuel Castells così recita: Oggi abbiamo più educazione, più capacità tecnologiche, più possibilità di comunicare che mai prima d’ora. Siamo giunti all’apice delle nostre chance di arricchimento personale, grazie alla disponibilità assolutamente nuova di un accesso illimitato all’informazione. Internet cambierà le nostre vite. La cosa più importante adesso, in termini di educazione, è la capacità di riprogrammare se stessi.

Sorvolando su capacità tecnologiche, così come sulle possibilità di comunicazione che, perlomeno sotto i profili di molteplicità di mezzi, rapidità, multimedialità ed economicità, non possono esser messe in discussione, mi soffermerei a commentare altri aspetti forse meno evidenti e/o più discutibili dell’affermazione del sociologo. Sulla maggior educazione avrei qualche perplessità, sia che la si voglia intendere come sinonimo di “formazione” (a meno di non operare confronti con un paio di generazioni addietro), che nella sua accezione più di uso comune, correlata al rispetto delle regole, alla correttezza del comportamento, etc. Ma è il presunto raggiungimento dell’apice delle nostre chance di arricchimento personale il punto più spinoso, a mio avviso: è noto che non aver accesso alle informazioni, o averne troppe, è comunque deleterio. I rischi in agguato sono oggi tanti e non di poco conto: dal senso di frustrazione che può seguire la consapevolezza di non riuscire a far fronte alla massiccia mole di input che ci bombardano quotidianamente, all’incapacità di riuscire a giudicare affidabilità ed autorevolezza delle fonti. Dal pericolo di veder contaminata la realtà dal mondo virtuale che, seppure teoricamente garante di valori quali l’uguaglianza dei diritti di ciascuno, può esser pilotato da colossi che ne detengono in gran parte il controllo (Google in primis), a quello della cosiddetta “intelligenza collettiva”, una sorta di mostro a mille teste che rischia di sovrastare e sopprimere le individualità, le voci fuori dal coro, rivendicando a sé il diritto della “saggezza delle folle”. Troppo spesso incapaci o comunque non disposte ad addentrarsi nella lettura attenta di norme, regolamenti, leggi e quant’altro, le teste che ne sbandierano le virtù e l’alimentano preferiscono l’ossequio al principio del ben più comodo “GOOGLE DIXIT” al potenziale arricchimento personale che anche il semplice studio di un testo può garantire: rischiano in tal modo di cedere facilmente il passo alla tentazione abitudinaria di una rapida sbirciatina in Google, alla ricerca di una risposta bella e pronta, omologata dalla Rete, in virtù della quale chiunque può venir elevato, come per miracolo, al ruolo di esperto, detentore della verità. Ecco allora che la capacità di “riprogrammare se stessi”, citata nell’affermazione iniziale, diventa un “must”, la condizione “sine qua non” perché quell’arricchimento personale possa esser raggiunto: urge l’acquisizione di nuove competenze trasversali che la scuola in primo luogo è chiamata a fornire ai nativi digitali, perché possano coniugare la loro innata familiarità con la tecnologia alla padronanza di quelle capacità in grado di garantire la sopravvivenza ad essa.
Citerei a testimonianza una disavventura che oramai mi perseguita da un paio d’anni, ma comune a tanti altri docenti, colpevoli solo di essersi sobbarcati l’onere non indifferente dell’aggiornamento della propria professionalità con la frequenza di un dottorato di ricerca triennale, a tutto vantaggio dei loro studenti e delle rispettive scuole. Secondo l’opinione forse più ricorrente dell’INTELLIGENZA COLLETTIVA della rete (alias GOOGLE), il congedo straordinario per la frequenza del dottorato interromperebbe infatti la continuità pregressa nella stessa scuola, azzerandone con un colpo di spugna il relativo punteggio (punto c della scheda per la formulazione del graduatoria interna). Ovviamente, la normativa non lo dice, come ho approfonditamente quanto inutilmente argomentato in alcuni miei reclami ai Dirigenti Scolastici. Sentito il parere dell’esperto di turno, reso quasi sempre autorevole dall’ombrello protettivo del Deus ex machina, la risposta di rigetto di un DS è spesso scontata quanto superficiale, il più delle volte limitata alla semplice citazione pedissequa di qualche paragrafo della normativa di riferimento: a supporto (si fa per dire …) vi si trovano alcune sviste grossolane, inaccettabili sul piano linguistico, del buon senso e su quello della logica deduttiva, facilmente rintracciabili da chiunque dotato della capacità (comunque apprezzabile!) di fare qualche ricerca per chiavi in Internet, indipendentemente dalle capacità critiche e di discernimento. L’INTELLIGENZA COLLETTIVA rischia dunque di annientare le motivazioni di chi preferisce comunque ragionare con la propria testa, pur trovandosi di fronte il muro ostinato di coloro che non possono far altro che alzare la voce con l’arroganza derivante dall’appoggio della saggezza delle folle e trincerarsi dietro “frasi fatte”, alla stregua di uno studente che, recitando a memoria la lezione, è incapace di rispondere a qualsiasi richiesta di approfondimento. Emblematico in tal senso l’articolo pubblicato su ScuolaOggi del 17.4.2012, in cui l’autore ipotizza in tono perentorio finanche il dolo come possibile causa della frequente errata redazione delle graduatorie interne. Sul dottorato cita poi il paragrafo di pertinenza del CCNI: <<…Detto periodo non va valutato ai fini dell’attribuzione concernente la continuità di servizio>> per poi commentare <<…Cosa significa questo? Questo significa che tale tipo di congedo interrompe la continità didattica sia nella sede che nella scuola>> Stupefacente! Su cosa è basata la deduzione? Sul piano linguistico, il soggetto della 1^ citazione è il periodo di congedo straordinario per il dottorato, che non deve essere valutato ai fini della continuità, comportando dunque una penalizzazione di 2/3 punti l’anno, per tutta e sola la durata del congedo. Se l’autore avesse letto con attenzione la normativa, come del resto egli stesso raccomanda ai DS, non avrebbe mancato di notare il punto 8 dell’art. 23 e di confrontarlo con il precedente: <<…in tal caso vengono meno sia … che la valutazione della continuità di servizio.>>. Qui infatti viene meno la valutazione della continuità, che viene dunque ad essere azzerata, laddove per il dottorato a venir meno è la valutazione del periodo triennale, non quella del servizio continuativo! Sul piano logico la conclusione dell’autore sulla presunta interruzione della continuità è ancor più palesemente errata: su cosa si baserebbe? Non certo sulla mancata presenza fisica del docente in aula, considerato che vengono evidenziati nella normativa non meno di una dozzina di casi di congedo in cui la continuità viene preservata pur in mancanza di attività didattica e senza addirittura alcuna perdita di punti per la rispettiva durata (mandato sindacale e politico, commissario in giurie di concorsi, etc.). Tantomeno sarebbe lecito presumere l’interruzione in modo implicito, dal momento che la normativa esplicita sempre chiaramente le situazioni che provocano interruzione. Per chiudere in bellezza, ecco le parole dell’autore, che si commentano da sole: <<Questo dice il contratto, la sua applicazione dipende dall’onestà di chi dovrebbe essere un inter pares ed invece troppo spesso si comporta come un inter dispares>>.
E per chi non fosse ancora convinto dei rischi potenziali dell’intelligenza collettiva, allego alcuni estratti delle FAQ sull’argomento del dottorato tratte della rivista telematica on-line “Educazione&Scuola” in cui il Prof. esperto, interrogato dai docenti, risponde puntualmente ai quesiti posti, ma in un modo che non mancherà di suscitare, ne sono certo, forti perplessità: pensare poi che un docente (va bene, si dica anche un semplice numero, per gli USP…) possa diventare perdente posto sulla base dell’autorevolezza di consulenze di questo tenore dispensate semplicemente col “passaparola digitale” lascia molto pensare … e non solo!


Il congedo straordinario per frequentare dottorati di ricerca interrompe la continuità di servizio?

1 Maggio 2012

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Premesso che:
1. la ratio che soggiace la normativa vigente in materia di frequenza dei corsi di dottorato da parte del personale docente di ruolo è quella di consentire l’aggiornamento dei docenti finalizzato alla ricaduta didattica positiva sulla scuola e, più in generale, sulla Pubblica Amministrazione. In quest’ottica si può anche inquadrare l’obbligo previsto dalla normativa per il docente che, entro 2 anni dal termine della frequenza del dottorato, interrompa volontariamente il suo rapporto con la Pubblica Amministrazione, di ripetere gli stipendi percepiti durante il periodo di congedo straordinario retribuito concesso per la frequenza del corso.

2. la dizione “interruzione della continuità” non può esser fatta meramente coincidere con la mancata presenza fisica in aula del docente, con conseguente presumibile danno per gli studenti, perché altrimenti dovrebbero essere considerate coerentemente tutte quelle situazioni, quali ad esempio mandato politico, esoneri ed aspettative sindacali, ancorché non retribuite, servizio militare di leva e via discorrendo, che invece vengono salvaguardate dalla normativa, nel senso che oltre a non rappresentare una soluzione di continuità, consentono ai docenti beneficiari di continuare ad incrementare il punteggio di continuità nella stessa scuola.
3. assumendo il punto di vista di studenti e famiglie, rispetto a tutti i casi in cui il periodo di mancata prestazione del servizio nella scuola o plesso di titolarità è riconosciuto a tutti gli effetti dalle norme vigenti come servizio validamente prestato nella stessa scuola, la frequenza di un dottorato è pressoché l’unico caso che può avere una ripercussione positiva sugli studenti dal punto di vista didattico al momento del ritorno in aula del docente.
4. l’attribuzione di 2 o 3 punti l’anno per il servizio continuativo nella stessa scuola va considerata una sorta di premio di fedeltà per il docente stabile rispetto a quello che decide di cambiare scuola, ma il docente che decide di frequentare un dottorato sa già in partenza che al termine tornerà nella stessa scuola, a meno che non chieda egli stesso il trasferimento prima del rientro, in tal caso sì interrompendo la continuità e ripartendo da zero!
5. la normativa vigente (CCNI concernente la mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per l’A.S. 2011/2012) non considera il periodo di dottorato come una interruzione del servizio continuativo nella stessa scuola, come si evince chiaramente da un’attenta lettura della stessa ed in particolare dal terz’ultimo comma della premessa alle note comuni alle tabelle dei trasferimenti a domanda e d’ufficio, specifico per il periodo di dottorato, che così recita: “Detto periodo non va valutato ai fini dell’attribuzione del punteggio concernente la continuità del servizio nella stessa scuola”. Illuminante il confronto con il punto 8 dell’art. 23 (Individuazione dei perdenti posto) che, in riferimento al caso di un docente in soprannumero che voglia comunque partecipare al movimento a domanda anche al cessare della sua posizione di soprannumero, così conclude: <<…in tal caso vengono meno sia il diritto di precedenza nel rientro nella scuola di precedente titolarità che la valutazione della continuità di servizio.>> . Qui infatti viene meno la valutazione della continuità, che viene dunque ad essere azzerata, laddove per il dottorato a venir meno è la valutazione del periodo triennale, non quella del servizio continuativo! Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, la si può trovare nell’articolo della rivista all’indirizzo http://www.menodizero.eu/insegnarericercare-analisi/125-la-sventura-dellassegno-di-ricerca-aporie-giuridiche-di-una-borsa-di-studio.html, dove gli autori nell’ultimo paragrafo così scrivono: << Tuttavia, per le medesime graduatorie, non viene riconosciuto il servizio continuativo nella scuola di titolarità. Il docente assegnista, pertanto, accumulerà, per ogni anno di assegno, due punti di distacco (tre dopo il triennio) dai docenti “veri” con la medesima anzianità di servizio. In pratica, alla decurtazione economica di cui abbiamo dato conto poco fa si aggiunge un’ulteriore penalizzazione, la cui ratio sembrerebbe doversi ricercare non tanto nella non-equipollenza dei servizi quanto nel mancato esercizio della docenza. Curiosamente, però, tale ratio, secondo i dispositivi di legge corrente, non si applica ai docenti che usufruiscano di distacchi sindacali o di posizioni di comando presso associazioni professionali ecc.: insomma, si utilizzano due pesi e due misure, a tutto discapito di chi, per alcuni anni del proprio percorso professionale, abbia deciso di imboccare il sentiero della ricerca.>>. Per il dottorando la normativa prevede dunque un accumulo di un ritardo rispetto al docente di pari anzianità che non si muove dalla scuola: una penalizzazione che, per quanto opinabile, è tutt’altra cosa rispetto alla cancellazione, in un solo colpo, di tutta l’anzianità di servizio pregressa! E che di accumulo di un ritardo si tratti, e non di interruzione, lo si capisce chiaramente leggendo la citata normativa che, in modo inequivocabile e coerente, usa sempre la dicitura “…interrompe la continuità …” quando vuole mettere in evidenza che in una certa situazione il punteggio di continuità deve essere azzerato (o, più semplicemente, non valutato). Quando invece vuol significare che un’interruzione della didattica (assenza del docente) deve essere “trasparente”, nel senso che non deve ripercuotersi in alcun modo sul servizio continuativo del docente, allora usa alternativamente le diciture tra loro equivalenti “…non interrompe la continuità …”, “…senza soluzione di continuità …”, “…non costituisce soluzione di continuità …” o, come nel quart’ultimo comma della nota (5), “…il punteggio di cui trattasi non spetta, invece, nel caso di assegnazione provvisoria e di trasferimento annuale salvo che …”. E poi ancora, cosa succederebbe se un docente, dopo aver iniziato a frequentare il corso di dottorato, rinunziasse dopo pochi mesi a proseguirlo, una possibilità prevista e tutt’altro che improbabile? Non potendo naturalmente riferirsi il comma nelle premesse comuni soltanto alla frequenza del triennio completo, l’interpretazione restrittiva data allo stesso porterebbe all’assurdo che il docente dovrebbe vedersi azzerato il punteggio pregresso di continuità anche per una frazione di A.S. inferiore a 180 giorni di assenza, una possibilità tassativamente in contrasto con il penultimo comma della nota (5): <<In ogni caso non deve essere considerata interruzione della continuità del servizio nella scuola di titolarità la mancata prestazione del servizio per un periodo di durata complessiva inferiore a 6 mesi in ciascun anno scolastico.>>.
E venendo infine all’obiezione forse più comunemente sollevata: ma perché il dottorato non è stato incluso nella lista riportata nella medesima nota (5), laddove la normativa recita: <<Il punteggio in questione va attribuito anche in tutti i casi in cui il periodo di mancata prestazione del servizio nella scuola o plesso di titolarità è riconosciuto a tutti gli effetti dalle nome vigenti come servizio validamente prestato nella medesima scuola. Conseguentemente, il punteggio per la continuità del servizio deve essere attribuito nel caso di assenze per motivi di salute, per gravidanza, …>>? La motivazione è da ricercarsi proprio nel fatto che il periodo del dottorato non viene effettivamente riconosciuto come servizio validamente prestato nella medesima scuola, affermazione peraltro già fatta nella premessa alle note comuni. In ogni caso, poiché quella citata nella nota (5) non è una lista esaustiva di tutti i casi che prevedono l’attribuzione del punteggio di continuità, come si evince in modo inequivocabile da “Il punteggio in questione va attribuito anche in tutti i casi …”, è errato sul piano logico concludere che se un caso non rientra tra quelli elencati vuol dire che non gli si può attribuire il punteggio di continuità. Come ben sanno ad esempio i matematici, l’attribuzione del punteggio rappresenta in tale contesto una condizione necessaria per ciascuno dei casi in elenco, ma non sufficiente!

Da quanto premesso emerge in modo inequivocabile che, secondo la normativa vigente, la frequenza del dottorato di ricerca non interrompe il servizio continuativo del docente nella scuola di titolarità, sebbene lo penalizzi a causa della mancata attribuzione dei 2-3 punti annuali per il periodo corrispondente.


VODAFONE ShopOnLine: non comprare!!!

22 Gennaio 2008

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Vedersi riconoscere il “diritto di recesso” sancito dalla legge per cautelare gli acquisti on-line è troppo spesso un’impresa, come confermato da una recente indagine dell’associazione “AltroConsumo”, che lamenta “Scarsa assistenza post-vendita in caso di guasto e poca trasparenza sui diritti. Se poi cambiate idea per ottenere il rimborso dovete avere la pazienza di un santo e non sempre riportate a casa tutti i soldi spesi.”. L’inchiesta promuove a pieni voti solo UNIEURO e MEDIAWORLD su un campione di 19 siti di vendita on-line. Anche un’azienda dal nome blasonato (sin troppo) come VODAFONE non smentisce questa scarsa attenzione ai diritti dei suoi utenti-consumatori, come testimoniato dalla esperienza personale che descrivo in breve a vantaggio di coloro che fossero intenzionati ad acquistare dal negozio on-line del gestore telefonico.

In data 30 settembre 2007 acquisto un cellulare sul sito VODAFONE www.190.it, e nei giorni successivi invio la raccomandata A/R per esercitare il diritto di recesso, ricevendo puntualmente la cartolina postale di ritorno firmata dall’incaricato VODAFONE. Trascorre inutilmente un mese e mezzo tra telefonate al servizio clienti 190 ed e-mail inviate allo ShopOnLine, ma che non portano ad alcun risultato. Decido allora di rivolgermi alla associazione dei consumatori ADUC, che mi sento di consigliarvi anche per la cortesia e celerità delle risposte, e scarico dal sito (www.aduc.it) il modulo per la “messa in mora” della controparte, che compilo ed invio alla VODAFONE e, p.c., alla ADUC: il risultato? Nel giro di una circa settimana la VODAFONE si prende il fastidio di telefonarmi per ben 3 volte, di cui l’ultima, di sabato pomeriggio, a casa (avevo dimenticato di attivare la suoneria del cell), per scusarsi del fatto che avevano appena ricevuto la mia raccomandata (falso …) e rassicurami che il recesso era stato accolto, e che quindi avrebbero provveduto a restituirmi l’importo speso: potenza delle minacce! In data 1 dicembre ricevo una nota di credito che conferma la decisione di restituirmi il denaro, e penso che la disavventura sia finalmente in via di conclusione. Ma passano i giorni e le settimane, e dei soldi neanche l’ombra, così riprendo a telefonare al 190, dove cominciano a recitarmi, sia pur con modi gentili, un nuovo ritornello: tutto OK, il recesso è stato accettato, ma c’è un periodo di 50 gg entro il quale possono restituirmi i soldi (la legge mi pare ne preveda molti di meno). Aspetto pazientemente, ma ormai anche il 50° giorno è scaduto, senza soldi. Ho mandato una nuova lettera di “messa in mora” intimando di restituirmi l’importo dovuto entro pochi giorni, trascorsi inutilmente i quali dovrò procedere legalmente rivolgendomi al Giudice di Pace.

La morale? Un caloroso e disinteressato avvertimento: non effettuate acquisti on-line dalla VODAFONE!!!.


QUANDO E’ L’AUTOVELOX … IL PIRATA DELLA STRADA!

19 Gennaio 2008

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la polizia municipale invia un verbale (indirizzato al proprietario di un’auto da me guidata) per presunto eccesso di velocità (68 km/h su strada extra-urbana, a circa 200-300 m dall’inizio del centro urbano) rilevato da un autovelox posto a poche decine di metri dopo il termine di una superstrada con limite di 110 km/h.
Indispettito dall’oggettiva difficoltà di rispettare il limite di 50 km/h segnalato da un cartello situato dopo appena 60-70 metri da quello indicante la fine del limite di 110 km/h, richiedo la documentazione fotografica e poi effettuo personalmente dei sopralluoghi con rilievi fotografici, riuscendo a stabilire l’inesistenza dell’infrazione contestatami: la pattuglia aveva sistemato l’autovelox a circa metà della distanza che separa i 2 cartelli stradali (fine 110–inizio 50), e  dunque in un tratto in cui, secondo il codice stradale, vale l’implicito limite di 90 km/h !.
Letto sul retro del verbale che “il ricorso può essere presentato dal trasgressore o dall’obbligato in solido” decido, in qualità di “trasgressore”, di ricorrere al Giudice di Pace, basando il ricorso fondamentalmente sulla distanza troppo ravvicinata dei due cartelli di cui sopra ma, in primo luogo,  sull’inesistenza della trasgressione stessa, dimostrando con documentazione fotografica che l’auto da me guidata non aveva ancora raggiunto il cartello dei 50 km/h nella foto scattata dall’autovelox.
Nel corso della 1^ udienza, il rappresentante della polizia conferma, dinanzi al Giudice, l’inesistenza della trasgressione, ma nello stesso tempo sostiene che il ricorso non può essere accettato in quanto non presentato dal proprietario dell’auto. Contesto tale tesi, leggendo al Giudice quanto riportato in merito sul retro del verbale, ma il rappresentante si appella ad una fantomatica sentenza di qualche anno addietro! Il Giudice decide allora di non respingere il ricorso, ma ne rinvia la discussione ad una seduta successiva.
Nel corso della 2^ udienza, un altro rappresentante della polizia conferma a sua volta, dinanzi al Giudice, la validità della mia tesi circa l’inesistenza della trasgressione, ma ribadisce nello stesso tempo l’inammissibilità  del ricorso, escludendo categoricamente sia la possibilità che a ricorrere possa essere il trasgressore sia, tanto meno, che sul modulo di verbale possa esser scritta una cosa del genere. Esibisco allora uno stralcio del codice stradale, e poi leggo la citazione pre-stampata sul verbale, illudendomi ingenuamente d’aver posto termine alla questione. Il funzionario di polizia, stoicamente ligio alla sua causa, dice che avrei dovuto comunicare d’essere il trasgressore: fatto!, controbatto sicuro. E lui aggiunge imperterrito che avrei dovuto allegare al ricorso la ricevuta di tale comunicazione, ma per fortuna me la trovo tra le mani, ed il Giudice l’allega, accogliendo finalmente il mio ricorso.
Alcuni angoscianti interrogativi che mi assalgono al termine di una esperienza così rocambolesca, e dalla quale ne son venuto fuori solo grazie ad una laurea, a qualche ora per i sopralluoghi sul posto del reato, ad un week-end intero speso in ricerche in Internet (codice stradale, sentenze, associazioni consumatori, modulistica, formule di fisica per il calcolo della distanza di frenata e di arresto) e per la preparazione del ricorso, a due mattinate per le udienze, nonché all’esborso di circa 20 euro per la richiesta della foto-ricordo e raccomandate varie, sono:
1.        come cittadini, dobbiamo augurarci che si tratti, da parte delle autorità, di incompetenza o inganno? Ai posteri l’ardua sentenza …
2.        e se, in luogo di 170 euro e sottrazione di 2 punti-patente, la posta in gioco fosse stata qualcosa di più grave?
3.        non è sin troppo facile ed indolore, per le autorità, sporgere accuse, anche infondate, lasciando al cittadino il gravoso onere di dimostrare la sua innocenza, ben sapendo che, quasi sempre, la spesa non vale l’impresa? Basterebbe forse il risparmio dell’importo di una multa a compensare anche un onesto onorario per l’avvocato, per di più con il rischio di insuccesso e del conseguente raddoppio della sanzione? Non è sin troppo evidente che, per uno che tenta di opporsi ce ne sono altri 100 che, non potendo ad esempio dedicare tempo alla causa, accettano loro malgrado di pagare e di arrendersi all’ingiustizia?
4.        Non è forse vero che, nel peggiore dei casi, le autorità rischiano di non incassare dei soldi?
 

A pensarci meglio, quest’ultimo interrogativo potrebbe anche esser messo in discussione, ma non con il finale a sorpresa che la vicenda, già un po’ tinta di “giallo”, ha avuto: nella sentenza depositata dal GdP, viene motivato l’accoglimento del ricorso con 1) il non aver potuto esercitare il diritto di difesa perché la pattuglia non ha potuto intimare l’ALT (ma io non l’avevo neanche contestato!); 2) il tratto di strada in questione passa da 110 a 50 Km orari nello spazio di appena 50 metri (e nulla è cambiato a distanza di mesi …).
NO COMMENT!
 

P.S. Le motivazioni sono valide anche per tutti gli altri cittadini multati in quello stesso tratto e che hanno già  pagato?
 


Il concorso … volato con Internet !

25 Novembre 2007

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Nella penultima edizione del progetto/concorso “vola con internet“  i ragazzi che hanno compiuto 16 anni nel 2006 e che hanno usufruito del previsto buono di 175 euro per l’acquisto di un computer (o anche solo di alcuni componenti) hanno potuto partecipare, come per le precedenti edizioni, ad un concorso per mettere alla prova le proprie capacità informatiche. A distanza di un anno dalla conclusione delle prove on-line non è stata ancora resa nota la graduatoria del concorso, nè alcuna informazione in merito. Verrebbe da pensare che col cambio di guardia al governo nel 2006, i 20 premi in palio (10 notebook + 10 computer palmari) siano rimasti … al centro-destra: ma siamo sicuri che quella della sinistra sia solo una dimenticanza? Una cosa è però certa: mai nome di  concorso è stato più indovinato!


Test Tremonti e sondaggio …Porta a porta

8 Dicembre 2006

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Vorrei ringraziare pubblicamente il dr. Bruno Vespa che, con una accesa puntata della trasmissione “Porta a porta” andata in onda nello scorso novembre sul tema della finanziaria, ospite tra gli altri il bi-ex-ministro delle finanze Tremonti, mi ha ispirato il test che espongo di seguito.

TEST TREMONTI

Una nota casa costruttice automobilistica ha avuto in listino per tutto il 2006 tre modelli d’auto, rispettivamente appartenenti alla categorie delle piccole utilitarie, delle medie e delle berline di lusso, di costo naturalmente crescente. In prossimità del Natale procede, come di consueto, ad un aggiornamento del listino, che porta ad aumentare i prezzi per il 2007 in ragione del 6% per il prezzo dell’utilitaria, del 4% per quello dell’auto di classe media e del 2% per quello dell’auto di lusso. Stimolati da quello che ha tutta l’aria di essere un regalo natalizio, molti proprietari in procinto di cambiare la propria utilitaria cominciano a pensare ad una berlina, attratti dal costo minore (2%), mentre alcuni facoltosi manager e professionisti, spesso in cerca dell’auto status-symbol, decidono di raccogliere informazioni sull’utilitaria …

Se ti fosse chiesto di ordinare i 3 modelli d’auto dal più economico al più costoso, quale delle seguenti risposte daresti?

  1. utilitaria - media - berlina
  2. berlina - media - utilitaria

Se sei curioso di conoscere il seguito… leggi il primo commento!


Casa Vacanza: la tua seconda linea?

8 Giugno 2006

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seconda linea telecom x casa vacanzeIncredibile! Dopo tanti anni di monopolio il settore marketing della Telecom ha aspettato che il mercato della telefonia si aprisse alla libera (o quasi) concorrenza, che ha già iniziato (dalle grandi città) a coprire il territorio nazionale con le proprie reti, offrendo l’opportunità di abbandonare definitivamente la Telecom ed il relativo canone, per proporre una linea fissa (come se non bastasse già la prima!!!) per la seconda casa (di villeggiatura).

Non nascondo che sentendo la pubblicità che annunciava l’offerta per soli 9 euro ho subito detto a mia figlia “ecco, finalmente ci sono arrivati!”, soprattutto in considerazione della disponibilità della rete Internet anche nel periodo estivo, e fiducioso sono andato a scoprire i dettagli dell’offerta sul sito www.187.it , dando quasi per scontato che il costo suddetto fosse un giusto contributo mensile da pagare per il/i mesi estivi in aggiunta a quello che si continua comunque a pagare nello stesso periodo per la prima casa, sia pur senza alcun utilizzo.

Ero stato troppo ottimista, purtroppo, visto che si tratta di un ulteriore canone fisso da pagare per tutto l’anno, forse per far sentire la seconda casa, in rete, meno isolata durante i lunghi periodi di inabitabilità … Stimando un utilizzo anche di 3 mesi l’anno, un banale calcolo porta alla conclusione che il costo medio mensile per l’utilizzo della linea-vacanza sarebbe di ben EUR 36! Ah, dimenticavo, ci sarebbero da aggiungere poi
i costi di connessione, rigorosamente del tipo free (a consumo), per carità, se non volete moltiplicare per 12 anche il canone Alice flat (24 ore su 24) che, come riportato nell’offerta (?) pubblicizzata dalla stessa Telecom, può farvi ” volare in Internet al massimo delle prestazioni. Se la attivi entro il 15 giugno 2006 i primi due mesi sono GRATIS (il costo mensile di noleggio del modem non rientra nella promozione) e nei successivi 4 mesi paghi l’abbonamento mensile 32,95 € anziché 39,95 € “.

No grazie, cara Telecom, non ci siamo per niente!


Liberi dal telefono fisso ?

12 Maggio 2006

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Da oggi il tuo cellulare …blog…diventa anche il tuo telefono di casa: “Attiva …blog…Casa Zero e parli a 0 cent al minuto con tutti i numeri di (ndr: mettetevi pure a sedere …)

  1. rete fissa
  2. nazionali
  3. da casa tua e dintorni (ndr: forse che non ci si può allontanare?) …
  4. fino a 1500 minuti al mese (ndr: 50m al giorno, pari a quasi 13m a testa per una famiglia di 4 persone!) …
  5. pagando solo (?) uno scatto alla risposta di 15 cent
  6. e un contributo mensile di 9,99 euro (ndr: la ciliegina sulla torta, peccato che sia cara quasi quanto il canone Telecom) “.

Tutto qui, o quasi, visto che bisogna anche considerare: 7) il costo extra-traffico delle ricariche; 8) l’acquisto di qualche cellulare in più per la casa se non ci si vuole ritrovare a telefonare attaccati … ad un filo (quello del carica-batteria, non preoccupatevi, il cordless è salvo …); 9) un pò di radiazioni (non solari) in eccesso per le telefonate più lunghe.

Liberi dal telefono fisso ? Io no, non ci sto, e voi? (sentitevi pure liberi di continuare l’elenco numerato, magari con qualche punto a favore…)