QUANDO E’ L’AUTOVELOX … IL PIRATA DELLA STRADA!


Deprecated: preg_replace(): The /e modifier is deprecated, use preg_replace_callback instead in /membri2/nikarm/wordpress2/wp-includes/functions-formatting.php on line 76

la polizia municipale invia un verbale (indirizzato al proprietario di un’auto da me guidata) per presunto eccesso di velocità (68 km/h su strada extra-urbana, a circa 200-300 m dall’inizio del centro urbano) rilevato da un autovelox posto a poche decine di metri dopo il termine di una superstrada con limite di 110 km/h.
Indispettito dall’oggettiva difficoltà di rispettare il limite di 50 km/h segnalato da un cartello situato dopo appena 60-70 metri da quello indicante la fine del limite di 110 km/h, richiedo la documentazione fotografica e poi effettuo personalmente dei sopralluoghi con rilievi fotografici, riuscendo a stabilire l’inesistenza dell’infrazione contestatami: la pattuglia aveva sistemato l’autovelox a circa metà della distanza che separa i 2 cartelli stradali (fine 110–inizio 50), e  dunque in un tratto in cui, secondo il codice stradale, vale l’implicito limite di 90 km/h !.
Letto sul retro del verbale che “il ricorso può essere presentato dal trasgressore o dall’obbligato in solido” decido, in qualità di “trasgressore”, di ricorrere al Giudice di Pace, basando il ricorso fondamentalmente sulla distanza troppo ravvicinata dei due cartelli di cui sopra ma, in primo luogo,  sull’inesistenza della trasgressione stessa, dimostrando con documentazione fotografica che l’auto da me guidata non aveva ancora raggiunto il cartello dei 50 km/h nella foto scattata dall’autovelox.
Nel corso della 1^ udienza, il rappresentante della polizia conferma, dinanzi al Giudice, l’inesistenza della trasgressione, ma nello stesso tempo sostiene che il ricorso non può essere accettato in quanto non presentato dal proprietario dell’auto. Contesto tale tesi, leggendo al Giudice quanto riportato in merito sul retro del verbale, ma il rappresentante si appella ad una fantomatica sentenza di qualche anno addietro! Il Giudice decide allora di non respingere il ricorso, ma ne rinvia la discussione ad una seduta successiva.
Nel corso della 2^ udienza, un altro rappresentante della polizia conferma a sua volta, dinanzi al Giudice, la validità della mia tesi circa l’inesistenza della trasgressione, ma ribadisce nello stesso tempo l’inammissibilità  del ricorso, escludendo categoricamente sia la possibilità che a ricorrere possa essere il trasgressore sia, tanto meno, che sul modulo di verbale possa esser scritta una cosa del genere. Esibisco allora uno stralcio del codice stradale, e poi leggo la citazione pre-stampata sul verbale, illudendomi ingenuamente d’aver posto termine alla questione. Il funzionario di polizia, stoicamente ligio alla sua causa, dice che avrei dovuto comunicare d’essere il trasgressore: fatto!, controbatto sicuro. E lui aggiunge imperterrito che avrei dovuto allegare al ricorso la ricevuta di tale comunicazione, ma per fortuna me la trovo tra le mani, ed il Giudice l’allega, accogliendo finalmente il mio ricorso.
Alcuni angoscianti interrogativi che mi assalgono al termine di una esperienza così rocambolesca, e dalla quale ne son venuto fuori solo grazie ad una laurea, a qualche ora per i sopralluoghi sul posto del reato, ad un week-end intero speso in ricerche in Internet (codice stradale, sentenze, associazioni consumatori, modulistica, formule di fisica per il calcolo della distanza di frenata e di arresto) e per la preparazione del ricorso, a due mattinate per le udienze, nonché all’esborso di circa 20 euro per la richiesta della foto-ricordo e raccomandate varie, sono:
1.        come cittadini, dobbiamo augurarci che si tratti, da parte delle autorità, di incompetenza o inganno? Ai posteri l’ardua sentenza …
2.        e se, in luogo di 170 euro e sottrazione di 2 punti-patente, la posta in gioco fosse stata qualcosa di più grave?
3.        non è sin troppo facile ed indolore, per le autorità, sporgere accuse, anche infondate, lasciando al cittadino il gravoso onere di dimostrare la sua innocenza, ben sapendo che, quasi sempre, la spesa non vale l’impresa? Basterebbe forse il risparmio dell’importo di una multa a compensare anche un onesto onorario per l’avvocato, per di più con il rischio di insuccesso e del conseguente raddoppio della sanzione? Non è sin troppo evidente che, per uno che tenta di opporsi ce ne sono altri 100 che, non potendo ad esempio dedicare tempo alla causa, accettano loro malgrado di pagare e di arrendersi all’ingiustizia?
4.        Non è forse vero che, nel peggiore dei casi, le autorità rischiano di non incassare dei soldi?
 

A pensarci meglio, quest’ultimo interrogativo potrebbe anche esser messo in discussione, ma non con il finale a sorpresa che la vicenda, già un po’ tinta di “giallo”, ha avuto: nella sentenza depositata dal GdP, viene motivato l’accoglimento del ricorso con 1) il non aver potuto esercitare il diritto di difesa perché la pattuglia non ha potuto intimare l’ALT (ma io non l’avevo neanche contestato!); 2) il tratto di strada in questione passa da 110 a 50 Km orari nello spazio di appena 50 metri (e nulla è cambiato a distanza di mesi …).
NO COMMENT!
 

P.S. Le motivazioni sono valide anche per tutti gli altri cittadini multati in quello stesso tratto e che hanno già  pagato?
 


Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il loggin.